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Murderabilia di Álvaro Ortiz | Recensione

domenica 24 febbraio 2019


Murderabilia, Álvaro Ortiz
Bao Publishing | 110 pagine | €17,00
Disponibile su Amazon e Ibs.it

Mälmo è un aspirante scrittore anche se in realtà non è che scriva molto. Non studia, non è in cerca di lavoro, passa in maniera svogliata le sue giornate a casa dei genitori fino a quando non muore suo zio. Lui aveva due gatti neri e ora che è morto Mälmo decide di prenderli con se per venderli a un collezionista disposto a sborsare una bella cifra.

Apparentemente sembrano due gatti comuni ma sono stati protagonisti di uno scempio. Lo zio di Mälmo è morto cadendo dalle scale e il corpo non è stato rinvenuto se non dopo giorni. I gatti erano in casa e in qualche modo si sono dovuti arrangiare per il cibo. Facendo qualche ricerca online, il ragazzo ha scoperto un mondo di collezionisti abbastanza macabri, interessati a ogni tipo di oggetto coinvolto in omicidi o calamità. E così Mälmo si ritrova in un piccolo paesino pronto a consegnare i gatti al “collezionista”.



Devo ammettere di essere una persona abbastanza affascinata dalla criminologia quindi questa storia mi aveva inizialmente incuriosita per i gatti (lo ammetto, sono il mio punto debole) e per questo lato oscuro riguardo i delitti e i loro “cimeli”. Ci sono delle piccole curiosità riguardo a fatti realmente accaduti, anche se non so quanto ci sia di vero e di finzione (non sono abbastanza informata al riguardo) che si intrecciano con la storia di un ragazzo abbastanza anonimo e comune. Un ragazzo di venti e qualcosa anni che non ha ancora trovato la sua strada, che vorrebbe scrivere un libro ma non sa da dove partire né cosa scrivere, che non è interessato a costruirsi un futuro e apparentemente è senza preoccupazioni. Si trova a vivere alla giornata e a raccogliere quello che gli capita in attesa di una storia da scrivere. Questo lo porterà ad approfondire la passione del “collezionista” e la storia dietro agli oggetti che compongono la sua collezione ma anche a stringere rapporti con nuove persone.




Il fumetto si concentra sulla storia, sui fatti, più che sulle persone. A parte il protagonista gli altri personaggi è come se ci scivolassero addosso senza rimanere ben impressi. Mälmo è un ragazzo con cui ho avuto un po’ di problemi a relazionarmi perché fuori dalla mia sfera di comprensione, e quindi l’ho trovato a tratti irritante e a tratti insignificante. Molto più interessante poteva essere invece il collezionista, mi sarebbe piaciuto sapere di più di lui, di come è nato il suo hobby e le dinamiche degli scambi fra collezionisti di questo genere.




Una lettura che non si prende molto sul serio e che fa del macabro l’attrazione principale. Nonostante si parli di omicidi, criminali ed eventi del genere, il fumetto è pieno di colori, soprattutto caldi. Come se si stesse parlando di un argomento come un altro. I volti dei personaggi e dei gatti anche nelle scene più critiche non sono mai segnate da orrore o disgusto, ma anzi sembrano serene. L’autore è ironico, quasi caustico, ma credo di non essere riuscita ad afferrare a pieno il suo umorismo, sono un po’ strana anche io. Ho percepito questa storia quasi come una “denuncia” alla società d’oggi e in particolare ai giovani che pur di sperimentare qualcosa di fuori dall’ordinario sarebbero disposti a tutto. Inoltre sono poco consapevoli del loro presente e invece che apprezzare quello che hanno sono in cerca di qualcosa di più, sempre più forte e al limite.



Nel complesso è stata una storia carina da leggere ma nulla che mi abbia colpita in qualche modo. L’idea di base l’ho trovata molto interessante perché parte da una passione decisamente bizzarra e di nicchia, ma purtroppo non mi ha lasciato granché.

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