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La mia cosa preferita sono i mostri di Emil Ferris | Recensione

venerdì 10 agosto 2018


La mia cosa preferita sono i mostri, Emil Ferris
Bao publishing | €29,00
Disponibile su Amazon e Ibs.it

Karen è una bambina di dieci anni che ama l'horror e i mostri, non a caso si disegna come una ragazza licantropo nel suo quaderno/diario. Vive insieme alla madre fortemente cattolica e il fratello donnaiolo e racconta tutto quello che accade nella sua vita dal suo unico punto di vista. Un giorno la vicina del piano di sopra muore in circostanze sospette e Karen si mette a indagare per conto suo.


"A volte succede qualcosa di così brutto che senti il bisogno di far diventare il mondo esterno brutto quanto le cose che ti porti dentro."

Ci troviamo a Chicago alla fine degli anni '60 e la storia è raccontata interamente dal punto di vista di Karen, proprio come se il lettore stesse sfogliando il suo diario segreto. I mostri la fanno da padrone, non solo sulle copertine delle fanzine, e ce ne sono di diversi tipi. Quelli "buoni" che spaventano per la loro diversità, perché si distinguono dalla massa (come la nostra protagonista), e quelli "cattivi" che voglio imporre la propria idea e il proprio modo di essere. Karen è una bambina diversa per tanti motivi: ad esempio non ha gli stessi interessi delle sue coetanee e appartiene a una delle minoranze etniche di Chicago. L'autrice parla di diversità in molteplici modi, partendo dalla Germania nazista da dove viene la vicina Anka, che verrà poi ritrovata morta in casa sua, per arrivare all'America della protagonista che sta vivendo un periodo delicato. La storia di Karen e della sua famiglia si mescola a quella di Anka che ci porterà indietro a quando era una ragazza costretta a fuggire prima dagli abusi e poi dai campi di concentramento. Il fumetto è denso di tematiche importanti e anche se parte come un quaderno delle elementari, non è per niente infantile e superficiale.


La mia cosa preferita sono i mostri è un'opera che regala un'esperienza unica al lettore per via del suo formato e per la storia che viene narrata. Le pagine sono cariche di schizzi a penna, ritratti mozzafiato, reinterpretazioni di quadri storici, c'è veramente di tutto. Emil Ferris sfrutta le pagine al massimo, non avevo mai letto nulla del genere e credo che ogni lettore rimarrà a bocca aperta di fronte a questo fumetto. Nonostante la sua mole, si tratta solo del primo volume della storia di Karen quindi la storia non si risolve completamente al termine di questo fumetto. Non vedo l'ora di proseguire perché sono rimasta affascinata dallo stile dell'autrice. Tra l'altro, Emil Ferris ha una storia personale tutt'altro che facile e, proprio prima di scrivere questa graphic novel, ha contratto un virus che l'ha costretta sulla sedia a rotelle e le ha paralizzato anche la mano con cui disegnava. Spero di avervi un po' incuriositi, di certo non sarò riuscita a rendere giustizia a questo fumetto ma ci tenevo a parlarvene perché mi ha veramente segnata. Impossibile farselo scappare.
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